Beni culturali, "Articolo 9" propone una nuova riforma della tutela in Sicilia
Ripensare l'organizzazione regionale dei beni culturali senza limitarsi a una semplice riduzione degli uffici. È l'obiettivo del Manifesto “Ripensare la tutela in Sicilia”, promosso dall'Associazione "Articolo 9", che propone una riorganizzazione del sistema regionale fondata sulla valorizzazione delle competenze tecniche e scientifiche e su una maggiore responsabilizzazione delle strutture preposte alla tutela.
La proposta nasce anche alla luce dello schema di rimodulazione approvato dalla Giunta regionale nel dicembre 2025, che per il Dipartimento dei Beni Culturali prevede il passaggio da 76 a 20 Unità operative, con la soppressione di 56 strutture, pari a una riduzione del 73,7 per cento. Secondo Articolo 9, però, la riforma non dovrebbe tradursi in un semplice taglio numerico, ma in una revisione complessiva dell'organizzazione e delle funzioni.
Il Manifesto propone infatti di ridurre le postazioni dirigenziali complessive da 122 a 89, con 33 incarichi in meno, collegando però ogni posizione a funzioni concrete e responsabilità definite. L'idea è quella di avere meno dirigenti generici e, allo stesso tempo, una tutela maggiormente qualificata e affidata a professionalità specialistiche.
Tra i punti centrali figura il superamento delle attuali Unità operative dirigenziali, sostituite da nuclei disciplinari e ambiti territoriali affidati a funzionari specialisti. Le Soprintendenze e l'Istituto regionale per la conoscenza, la conservazione e la sicurezza del patrimonio dovrebbero assumere il ruolo di strutture tecnico-scientifiche complesse, organizzate attraverso specifici Servizi.
La proposta prevede cinque Servizi per le Soprintendenze di Palermo, Catania e Messina e tre per le altre sei province, per un totale di 42 postazioni, compresi i nove Soprintendenti. Prevista inoltre la creazione di sei Poli amministrativi territoriali condivisi, organizzati prevalentemente attraverso strumenti digitali, a servizio di 36 strutture culturali regionali.
Un altro capitolo riguarda Musei e Parchi, per i quali Articolo 9 propone di ripristinare direzioni qualificate, mentre l'Istituto regionale dovrebbe essere articolato nei Servizi CRICD e CRPR, preservando archivi, laboratori e competenze specialistiche.
Particolare attenzione viene dedicata anche alla prevenzione. Il Manifesto chiede di recuperare la Carta del rischio e di aggiornare gli strumenti di tutela rispetto ai rischi naturali e antropici, includendo fenomeni come vandalismi, intrusioni e furti.
La riforma, secondo i promotori, presenta anche una questione di carattere giuridico e organizzativo: l'attuale normativa regionale colloca Aree e Servizi sullo stesso livello e considera oggi le Soprintendenze come semplici Servizi. Per consentire ai Soprintendenti di dirigere strutture complesse composte da più Servizi tecnico-scientifici sarebbe quindi necessaria una disciplina specifica del comparto.
"Articolo 9" rivolge infine un appello al presidente della Regione, all'assessore regionale ai Beni culturali e alla Commissione Cultura dell'Assemblea regionale siciliana, chiedendo l'apertura di un confronto pubblico sulla riforma. L'obiettivo dichiarato è costruire un sistema più semplice e leggibile, ma al tempo stesso più solido, competente e capace di intervenire tempestivamente.
La sfida, in definitiva, è quella di passare da una riorganizzazione basata sui numeri a un modello nel quale la tutela del patrimonio culturale siciliano torni a essere il punto centrale dell'azione amministrativa: conoscere il patrimonio, assumere decisioni e intervenire prima che il degrado o l'incuria rendano irreversibile la perdita di una parte della memoria dell'Isola.