Difterite a Palermo, l’allarme dei pediatri: "È il momento di cambiare rotta sui vaccini"

Redazione Prima Pagina Sicilia

La morte a Palermo di una bambina di quattro anni, colpita dalla difterite, riporta drammaticamente alla ribalta una malattia che sembrava ormai appartenere al passato. Una vicenda che non rappresenta soltanto un’emergenza sanitaria, ma riapre anche una riflessione sulla prevenzione, sulle vaccinazioni e sul peso che, ancora oggi, la disinformazione può avere sulla salute dei più piccoli.

Mentre le autorità sanitarie continuano a ricostruire l’origine del focolaio e a mettere in campo vaccinazioni e profilassi antibiotica per i contatti a rischio, a intervenire sul caso è anche il professor Italo Farnetani, ordinario di Pediatria alla Libera Università degli Studi di Scienze Umane e Tecnologiche United Campus of Malta. "La prima riflessione da fare riguarda la pervicacia della cattiva informazione", ha spiegato Farnetani a LaPresse, definendo "davvero incredibile" il fatto che una bufala risalente al 1998, quella sul presunto legame tra il vaccino trivalente e l’autismo, possa ancora oggi produrre conseguenze. Secondo il pediatra, proprio la vicenda siciliana, che ha evidenziato il mancato rispetto dell’obbligo vaccinale, "è l’occasione per cambiare rotta".

Parole che assumono un peso particolare di fronte alla morte della bambina. Farnetani è netto anche sull’efficacia della prevenzione: "Questa malattia si contrasta molto bene col vaccino". E aggiunge una considerazione destinata a far discutere: "Se l’obbligo vaccinale fissato dalla Legge Lorenzin fosse stato rispettato, la bambina di Palermo non sarebbe morta: questa è una responsabilità di tutti noi".

La difterite è una malattia infettiva provocata dal Corynebacterium diphtheriae, batterio che può produrre una potente tossina capace di provocare gravi danni agli organi e, nei casi più severi, la morte. La vaccinazione ha consentito di ridurre drasticamente la circolazione dell’infezione, fino a renderla un evento estremamente raro nel nostro Paese.

Proprio questo successo, però, rischia di trasformarsi in una falsa percezione di sicurezza. Quando una malattia scompare dalla quotidianità, infatti, può diminuire anche la consapevolezza dell’importanza della vaccinazione che l’ha resa così rara.

Ed è qui che entra in gioco anche il tema della comunicazione. La vicenda del presunto rapporto tra vaccini e autismo, nata da uno studio del 1998 poi ritirato, ha alimentato per anni paure e diffidenze che continuano a circolare, nonostante le successive evidenze scientifiche non abbiano confermato quel legame.

Il caso di Palermo dimostra, ancora una volta, che la prevenzione non può essere considerata acquisita per sempre. Le vaccinazioni proteggono il singolo bambino, ma contribuiscono anche a ridurre la possibilità che agenti infettivi tornino a circolare nella popolazione.

L’appello che arriva dal mondo della pediatria è dunque quello di tornare a mettere la scienza al centro delle scelte sanitarie, rafforzando l’informazione corretta e il dialogo con le famiglie. Senza allarmismi, ma anche senza sottovalutazioni.

Perché la tragedia di Palermo possa diventare almeno un punto di svolta: non soltanto nella gestione dell’emergenza, ma nella consapevolezza che alcune malattie non sono scomparse per sempre. Sono state sconfitte, soprattutto, grazie alla prevenzione. E abbassare la guardia può significare lasciare nuovamente spazio a ciò che per decenni sembrava ormai sconfitto.