Tra calo dei consumi e crisi climatica: Unci AgroAlimentare traccia la rotta per la viticoltura del futuro
”Il settore vitivinicolo italiano si trova di fronte a una trasformazione epocale. In un momento segnato dal calo dei consumi e da giacenze di cantina sempre più pesanti, la decisione di mettere un freno temporaneo ai nuovi impianti di vigneti, che negli ultimi anni sono cresciuti al ritmo di circa 7 mila ettari all'anno, rappresenta una scelta di responsabilità non più rinviabile”. Ad affermarlo è Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare.
“Continuare ad ampliare le superfici – prosegue il dirigente dell’associazione di settore del mondo cooperativistico - in un mercato saturo rischia di innescare una spirale ribassista sui prezzi, scaricando tutto il peso della crisi sull'anello più vulnerabile della filiera: i nostri viticoltori. Come Unci Agroalimentare, siamo convinti che la priorità assoluta sia ridare dignità e coraggio ai nostri produttori e alle nostre cantine, poggiando ogni azione sui valori cardine dell'economia solidale, della cooperazione reale e della tutela del territorio. Un'economia solidale e mutualistica può essere un valido strumento al servizio dei produttori e una leva per il rilancio del comparto.
Al centro della nostra visione infatti c'è l'uomo, non il mero profitto speculativo. Fermare la sovrapproduzione significa proteggere il valore del lavoro agricolo, garantendo un prezzo equo e remunerativo a chi lavora la terra ogni giorno. Ridare dignità vuol dire fare in modo che la cooperazione sia uno scudo per le piccole e medie realtà produttive. E’ necessario poi fronteggiare l'impatto climatico su produzioni e scorte. Il surriscaldamento globale non è più una minaccia futura, ma un dato di fatto che già incide sui nostri campi, alterando drasticamente le rese, anticipando le vendemmie e scompensando la gestione delle scorte e dei volumi in cantina. Difendere i produttori significa non lasciarli soli di fronte all'emergenza meteo, garantendo loro supporto economico, innovazione e strumenti straordinari di liquidità. Serve però un cambio di passo nella difesa del vino classico.
È tempo di difendere con fermezza l'identità del nostro vino classico e delle produzioni tradizionali, che rappresentano la storia e l'eccellenza dei territori italiani. Questa difesa non deve però trasformarsi in immobilismo: serve una strategia comunicativa e culturale rinnovata, capace di riaffermare il valore del vino italiano rispetto ai mutamenti del gusto e dei consumi. Ridare coraggio ai produttori significa non aver paura del cambiamento. Dobbiamo guardare oltre i confini tradizionali, esplorando nuovi mercati internazionali, intercettando le nuove abitudini di consumo e valorizzando l'agroalimentare sostenibile e tracciabile”. ”Unci Agroalimentare – conclude Scognamiglio - continuerà a battersi al fianco delle cantine e dei viticoltori affinché il vino italiano rimanga simbolo di qualità, equità sociale e orgoglio territoriale.
Fermarsi a riordinare le forze non è un atto di resa, ma un gesto di grande maturità strategica”.