“L’ipotesi di una semplificazione delle procedure regolamentari per l’accesso ai fondi europei Feampa, destinati alla Pesca e all’Acquacoltura, è da tempo uno degli obiettivi del comparto, su cui abbiamo più volte sollecitato l’intervento delle istituzioni”. Ad affermarlo è Gennaro Scognamiglio, presidente nazionale dell’Unci AgroAlimentare.
“Guardiamo quindi con favore – ha proseguito il dirigente dell’associazione di settore del mondo cooperativistico - all’iniziativa intrapresa dalla Commissione europea, che ha proposto una modifica mirata del regolamento Feampa per semplificare l’accesso ai finanziamenti a favore degli operatori. Ridurre le incombenze burocratiche, per rendere più agevole la fruizione delle risorse attraverso progetti per la promozione di una pesca sostenibile e di un’acquacoltura innovativa e responsabile significa garantire maggiore trasparenza e democraticità nella gestione di questi strumenti di sviluppo, consentendo così una piena attuazione delle finalità del Fondo e una maggiore rispondenza alle attuali esigenze di un settore e di una categoria, che devono affrontare grandi difficoltà e nonostante gli sforzi sono ancora lontani dal raggiungere una completa rigenerazione e rilancio del comparto, a causa dei numerosi ostacoli da superare.
Il rinnovo generazionale, la piena transizione ecologica, la sfida dell’innovazione tecnologica e il supporto della ricerca scientifica nella definizione delle strategie di impresa e di filiera possono essere raggiunte soltanto attraverso la disponibilità di finanziamenti e lo snellimento delle procedure.
Le novità paventate, come i due regimi di finanziamento distinti, uno per le riduzioni impreviste dei contingenti e uno dedicato alla pesca su piccola scala per le imbarcazioni sotto i 12 metri, ma anche la maggiore flessibilità per gli Stati membro nella gestione della flotta e della cessazione permanente dell'attività, appaiono quanto mai opportune e condivisibili, al fine di rendere più sostenibile anche dal punto di vista sociale ed economico le attività di pesca e acquacoltura, fermo restando la tutela degli ambienti marini, della biodiversità e degli stock ittici,
E’ poi sicuramente opportuno consentire una gradualità nell’ammodernamento delle imbarcazioni, per la riduzione delle emissioni e il soddisfacimento dei criteri di transizione energetica. La proposta renderebbe più agevole ristrutturare i pescherecci, introducendo norme più flessibili per la sostituzione e l’adeguamento dei motori”.
“Ci vede altrettanto d’accordo – conclude Scognamiglio – il rafforzamento del contrasto della pesca e degli allevamenti illegali, che danneggiano la categoria, non garantiscono i consumatori e possono rappresentare un problema per l’equilibrio del sistema, soprattutto nelle aree più esposte e soggette a tutela. Dentro questa logica più complessiva e articolata, che tiene conto delle criticità, delle esigenze e delle potenzialità di imprese, lavoratori e comunità costiere è possibile, e da noi assolutamente auspicato, rafforzare l’impegno per la riduzione dell’impatto climatico e per il raggiungimento della neutralità climatica entro la scadenza del 2050, stabilita dall’Ue”.