Sicilia, Inchiesta su mafia e appalti pubblici: rito abbreviato per cinque imputati

La prima udienza preliminare celebrata davanti al gup Rosario Di Gioia del Tribunale di Palermo

Redazione Prima Pagina Sicilia
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18 Luglio 2026 17:18
Sicilia, Inchiesta su mafia e appalti pubblici: rito abbreviato per cinque imputati

L'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Palermo sui presunti intrecci illeciti tra Cosa nostra, corruzione e appalti pubblici ha registrato una svolta durante la prima udienza preliminare celebrata davanti al gup Rosario Di Gioia. Cinque dei sei imputati coinvolti nel procedimento hanno infatti scelto di essere giudicati con il rito abbreviato.

L'unico a optare per il rito ordinario è l'imprenditore sessantottenne Giovanni Aveni. Hanno invece formalizzato la richiesta di rito alternativo Carmelo Vetro, quarantunenne figlio dello storico capomafia di Favara Giuseppe Vetro, il fratello Salvatore Vetro, il cognato Antonio Lombardo, il dirigente della Regione Siciliana Giancarlo Teresi e il funzionario regionale Francesco Mangiapane. Nel procedimento risulta coinvolta anche la società An.Sa Srl, formalmente amministrata da Lombardo ma ritenuta dagli inquirenti sotto la gestione di fatto di Carmelo Vetro. La prossima udienza è fissata per l'11 settembre, giorno in cui il pubblico ministero esporrà le richieste della Procura.

L'indagine, coordinata dai magistrati antimafia, ha svelato un presunto meccanismo corruttivo ramificato volto a pilotare l'assegnazione di commesse pubbliche nell'isola attraverso il pagamento di tangenti a figure chiave della burocrazia regionale, con l'aggravante di aver agevolato l'organizzazione mafiosa. Secondo l'impianto accusatorio, la famiglia Vetro sarebbe riuscita a inserirsi in importanti appalti aggirando i controlli e versando mazzette a pubblici ufficiali.

I riflettori degli investigatori si sono accesi in particolare su rilevanti interventi infrastrutturali lungo la costa siciliana. Tra questi figurano i lavori d'urgenza per il dragaggio dei fondali del porto di Marinella di Selinunte e la manutenzione straordinaria del porto di Donnalucata, a Scicli, operazione che comprendeva anche il ripascimento della spiaggia di Spinasanta.

Per quanto riguarda Selinunte, l'accusa ipotizza il pagamento di una tangente da 1.500 euro al dirigente Giancarlo Teresi per favorire l'affidamento del trasporto in discarica di circa 400 tonnellate di posidonia alla ditta dei Vetro. Per i lavori di Donnalucata, invece, la mazzetta ammonterebbe a 8 mila euro complessivi, versati per omettere i dovuti controlli amministrativi. Ulteriori episodi corruttivi contestati riguardano il trasferimento della posidonia stoccata a Castelvetrano, per cui Teresi avrebbe intascato altri 20 mila euro in più tranche. In totale, al dirigente regionale vengono contestate dazioni illecite per quasi 60 mila euro, mentre al funzionario Mangiapane viene attribuita la ricezione di circa 10 mila euro.

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