Nuovi e significativi sviluppi giudiziari segnano l'inchiesta sulla rete di complicità che ha protetto la prolungata latitanza di Matteo Messina Denaro, il capomafia di Castelvetrano. La magistratura palermitana ha emesso due importanti decisioni che coinvolgono sia i fiancheggiatori del territorio sia i familiari stretti del padrino. La Corte d’Appello di Palermo ha inflitto 5 anni e 5 mesi di reclusione ciascuno ad Antonino e Vincenzo Luppino. I due, figli del produttore agricolo Giovanni Luppino (finito in manette insieme al boss il 16 gennaio 2023), sono stati ritenuti responsabili dei reati di favoreggiamento e procurata inosservanza della pena, entrambi aggravati dall'aver agevolato Cosa Nostra.
Pur con una lieve riduzione della spena rispetto al precedente grado di giudizio, i giudici di secondo grado hanno confermato l'impostazione del Tribunale, respingendo il ricorso dei PM della DDA che chiedevano la riqualificazione del reato in concorso esterno in associazione mafiosa (accusa da cui i due erano già stati assolti in primo grado). Secondo le ricostruzioni investigative, i fratelli Luppino avrebbero supportato in modo costante e variegato la vita nascosta di Messina Denaro, consentendogli di mantenere il proprio ruolo di vertice attraverso la partecipazione a un sistema di comunicazione riservato Parallelamente, il Tribunale del Riesame di Palermo ha accolto l'appello presentato dalla Procura diretta da Maurizio De Lucia, ordinando la custodia cautelare in carcere per Giovanna e Bice Messina Denaro, sorelle del boss deceduto.
Le due donne sono indagate per favoreggiamento e procurata inosservanza della pena aggravati. In precedenza, il GIP aveva negato l'arresto richiesto per associazione mafiosa, sostenendo che la morte di Messina Denaro avesse fatto decadere le esigenze cautelari e riqualificando il reato in favoreggiamento. La decisione del Riesame, tuttavia, non è ancora esecutiva: i legali difensori presenteranno ricorso in Cassazione e l'ingresso in carcere avverrà soltanto in caso di conferma da parte dei giudici della Suprema Corte.
Dalle indagini è emerso come il capomafia avesse strutturato due principali circuiti per trasmettere le proprie direttive:
- "Operazione Condor": denominato così dal 2019 in omaggio al cane di famiglia, prevedeva incontri personali (almeno due volte l'anno) in una tenuta di Castelvetrano riconducibile alla famiglia e gestita dalla sorella Rosalia. Lì il boss o i suoi fidati emissari gestivano il passaggio di denaro, posta e oggetti.
- "Van Gogh" (o "altra via"): si basava sull'invio di missive tramite normale servizio postale direttamente presso l'abitazione di Giovanna Messina Denaro, considerata dagli inquirenti la base operativa in cui Giovanna, Bice e Rosalia si coordinavano per attuare gli ordini del latitante.
- Il provvedimento a carico di Giovanna e Bice si inserisce in un quadro penale articolato che colpisce l'intero nucleo familiare:
- Rosalia Messina Denaro: si trova attualmente in carcere, dove sta scontando una condanna a 14 anni per associazione mafiosa.
- Patrizia Messina Denaro: è ritornata in libertà nel luglio del 2025 dopo aver terminato di scontare la pena di 14 anni e mezzo per il medesimo reato.
- Salvatore Messina Denaro: il fratello risulta al momento in stato di libertà.
- Francesco Guttadauro: nipote del boss e figlio di Rosalia, rimane recluso in carcere.
- Filippo Guttadauro: marito di Rosalia e padre di Francesco, è attualmente sottoposto al regime dell'ergastolo bianco.